Fèccia
fèccia s. f. [lat. faecea, agg. di faex faecis; cfr. feci] (pl. –ce). – 1. a. Deposito di colore rosso mattone, costituito da cremortartaro, tartrato di calcio, sostanze coloranti, fermenti, ecc., che si forma sul fondo delle botti o di altri recipienti a mano a mano che il vino si chiarifica; rappresenta una materia prima per l’estrazione dell’acido tartarico. fig. La parte peggiore, più spregevole: la f. della società; non vi compromettete con quella f.!; e con sign. affine a fango, melma: le virtù, di qua giù dipartitesi, hanno nella f. de’ vizii i miseri viventi abbandonati (Boccaccio). 2. a. Prodotto secondario che, in alcuni procedimenti industriali, si separa per motivi di insolubilità dalla materia in lavorazione, presentandosi allo stato di massa melmosa o di incrostazioni. b. Residuo solido lasciato nella canna delle armi da fuoco dall’esplosivo combusto, e soprattutto dalla polvere nera. 3. ant. Al plur., o anche al sing., le feci, cioè gli escrementi umani: E molta feccia il ventre lor dispensa (Ariosto).
Ce lo hanno appioppato in molti, eravamo cremortartaro, tartrato di calcio, escrementi…
Poi invece le cose si sono rivelate essere l’opposto.
Se questa è una società di merda, lo dobbiamo esattamente a loro!



