Improvvisamente?

Improvvisamente in US sono scomparsi 3 milioni di posti di lavoro…
La FED dice che “non sanno il perchè”!

Il presidente della Fed, Powell, afferma che “semplicemente non sappiamo” quale sarà l’impatto dello shock petrolifero.
“L’approccio standard prevede di ignorare gli shock energetici, ma ciò è sempre dipeso dal fatto che le aspettative di inflazione rimangano BEN ANCORATE.”
“L’economia statunitense sta andando piuttosto bene. Il problema è che non sappiamo quali saranno gli effetti di tutto ciò, e in realtà nessuno lo sa.”
“Se mai ci fosse un momento per saltare il periodo di settembre, questo sarebbe un buon momento, perché semplicemente non lo sappiamo.”

Non c’è che dire, davvero…
Il problema è che veramente non sanno o sia un qualcosa di articolato, una strategia?
Al momento il problema è che per statuto dovrebbero (essendo la FED un ente a tutela dei ricchi) contenere l’inflazione.
Non ci sarà inflazione!
Come potrebbe esserci inflazione?
In Occidente il calo dei salari è stata la politica delle Banche Centrali per almeno tre decenni, la lotta feroce dei miliardari contro la loro stessa popolazione.
La guerra con l’Iran è stata pensata per causare uno shock petrolifero, ma non c’è più l’Occidente Monopolista della produzione di merci.
Semmai questa mossa rischia di accelerare il crollo degli US, ma non del dollaro.
Sembra una contraddizione, ma pensate a come stanno le cose, ci sono troppi trilioni di dollari in giro, difficile che improvvisamente il dollaro crolli.
Anzi, impossibile!
Prima del dollaro sarà l’Euro a crollare.
La fiammata del prezzo del petrolio è una roba tipo “ultimi fuochi” nel tentativo di generare inflazione, ma non ci sarà inflazione, piuttosto ci sarà una deflazione.
Volevano alzare i tassi, infatti li hanno alzati, poi hanno messo i dazi al mondo, adesso saranno costretti ad abbassare i tassi e a togliere i dazi.

Dice un analista:

La Fed rischia di commettere un errore nella fase finale del ciclo.

Credo che la Fed avrebbe dovuto tagliare i tassi di 25 punti base e presentarlo come una misura precauzionale. La dichiarazione del Comitato affermava che la crescita dell’occupazione è rimasta bassa, l’inflazione rimane leggermente elevata, l’incertezza sulle prospettive economiche rimane alta e le implicazioni degli sviluppi in Medio Oriente sono incerte, sottolineando al contempo l’attenzione rivolta ai rischi su entrambi i lati del suo duplice mandato. Questo non è il linguaggio di un’economia che sta vivendo un periodo di surriscaldamento dovuto alla domanda reale. È il linguaggio di una banca centrale che si trova ad affrontare uno shock geopolitico dell’offerta che sta già inasprendo le condizioni di mercato attraverso l’aumento dei costi energetici, di trasporto e operativi. In tale contesto, mantenere il tasso di riferimento tra il 3,5% e il 3,75% rischia di confondere l’effetto inflazione con la solidità economica.

L’economia reale non sta inviando un chiaro segnale di forza. A febbraio, i posti di lavoro sono diminuiti di 92.000 unità e la disoccupazione si è attestata al 4,4%. Powell ha anche affermato che il settore immobiliare è rimasto debole e che la domanda di lavoro si è chiaramente indebolita. Persino i dati sull’inflazione non descrivono un’economia sana. A febbraio, l’indice dei prezzi alla produzione (PPI) è aumentato dello 0,7% e la domanda finale core, al netto di alimentari, energia e servizi commerciali, è cresciuta dello 0,5%, ma nello stesso rapporto i servizi di trasporto aereo passeggeri sono diminuiti, le vendite di spazi pubblicitari televisivi sono calate del 7,9% su base mensile e del 18% su base annua, e i prestiti alle imprese sono diminuiti del 24,8% su base annua. Si tratta di un’economia in fase avanzata del ciclo che assorbe uno shock dei costi mentre la domanda, la formazione del credito e il potere di determinazione dei prezzi si deteriorano. In tale contesto, un taglio di 25 punti non sarebbe stato una resa all’inflazione. Sarebbe stato il riconoscimento che il rischio maggiore ora è quello di intervenire tardivamente sul rallentamento, non di anticipare la lotta all’inflazione.

Del resto se non sanno, se non lo sanno…
Sapevatelo!

Di Franco Remondina

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