La società barbagianni e il paese di acchiappa-citrulli

Governi fantoccio, politica dei maggiordomi, associazioni parassite, sindacati venduti, l’intera burocrazia statale concepita per penalizzare gli italiani, la maggioranza degli italiani che penalizza gli italiani che “non ci stanno”, questo è il quadro.
Una società terminale!
Una società dove i giudici puniscono le vittime e assolvono malfattori!
Sembra, anzi non sembra, appare la sfolgorante immagine distopica di una società capovolta.
Sembra la scena collodiana di Pinocchio che incontra il gatto&la volpe…
“Tu ci cedi tutti i diritti e noi faremo di te un divo da hit parade”
Stanno utilizzando questo!
Ma non diventerai un divo di una hit parade che non c’è, la promessa è vuota.
Al massimo diventerai come Lucignolo

La promessa è vuota, lo è sempre stata, ma questa è una costante nell’immaginario della gente, credere ai preti, ai politici, ai leaders, alla giustizia, alla scienza, alla tv, a chi comanda…

In una società terminale chi ha voce non ha merito!
Ha voce!
L’intera società

Nel capitolo XII, dopo aver ricevuto cinque monete d’oro dal burattinaio Mangiafoco, Pinocchio si incammina verso casa per donarle a Geppetto. Lungo il tragitto incontra il Gatto e la Volpe che, attratti dalle monete, ordiscono un inganno. Raccontano a Pinocchio del Campo dei miracoli, un luogo situato ad Acchiappa-citrulli, nel paese dei Barbagianni, dove, piantando delle monete, è possibile far crescere un albero carico d’oro. Inizialmente restio (ricordatosi delle parole del Grillo Parlante), Pinocchio si lascia convincere dalle parole di Volpe e accetta di seguirli.

Nel capitolo successivo, i tre si fermano a mangiare e riposare la notte all’Osteria del Gambero Rosso. Pinocchio, addormentatosi, sogna di raccogliere monete d’oro da un albero, ma viene svegliato a mezzanotte e scopre che il Gatto e la Volpe si sono allontanati con la scusa di un’improvvisa malattia del fratello del Gatto e lo aspettano nel posto. Pinocchio paga il conto con una moneta e si mette alla ricerca del Campo dei miracoli. Mentre cammina nel buio del bosco, Pinocchio incontra il fantasma del Grillo Parlante, che lo mette in guardia su chi gli promette ricchezze facili, poiché o è un folle o un ladro, ma il burattino lo ignora e continua per la sua strada, intento a ricoprire il padre di ricchezze al suo ritorno.[2]

L’ingenuo burattino si ritrova così poco dopo attaccato da due assassini incappucciati con sacchi neri (in realtà il Gatto e la Volpe travestiti) che tentano di rubargli le monete, finendo impiccato alla Grande Quercia.

Soccorso la mattina seguente dalla bambina dai capelli turchini, Pinocchio si dirige da Geppetto, ma incontra nuovamente i due imbroglioni. La Volpe lo invita a seguirli per concludere l’affare, ma Pinocchio propone di rimandare per andare da Geppetto. La Volpe, astutamente, mente dicendo che un galantuomo ha acquistato il campo e da domani diverrà proprietà privata, e Pinocchio, ancora una volta, si lascia convincere. Arrivati ad Acchiappa-citrulli, l’autore descrive la città come popolata da animali in miseria: «di cani spelacchiati, che sbadigliavano dall’appetito, di pecore tosate, che tremavano dal freddo, di galline rimaste senza cresta e senza bargigli, che chiedevano l’elemosina d’un chicco di granturco, di grosse farfalle che non potevano più volare, perché avevano venduto le loro bellissime ali colorite, di pavoni tutti scodati, che si vergognavano a farsi vedere, e di fagiani che zampettavano cheti cheti, rimpiangendo le loro scintillanti penne d’oro e d’argento, oramai perdute per sempre. In mezzo a questa folla di accattoni e di poveri vergognosi passavano di tanto in tanto alcune carrozze signorili con dentro o qualche Volpe, o qualche Gazza ladra o qualche uccellaccio di rapina». Giunti in un campo, Pinocchio pianta e annaffia le monete seguendo le istruzioni, ringraziando sinceramente il Gatto e la Volpe. Come gli era stato detto dalla Volpe, il burattino scende in città per venti minuti ad aspettare la crescita dell’albero.]

Tornato sul posto, fantasticando su tutte le ricchezze che avrebbe avuto, Pinocchio nota che nulla è spuntato. Inizialmente incredulo, vede un grosso pappagallo posato su un ramo che ride. Alle sue domande nervose, l’uccello rivela che, mentre era via, il Gatto e la Volpe avevano dissotterrato e rubato le monete, fuggendo via di scatto dopo aver coperto di nuovo la buca. Pinocchio, dopo aver scavato un’enorme buca e convintosi dell’inganno, corre disperato al carcere di Acchiappa-citrulli a chiedere giustizia. Un giudice-gorilla lo ascolta ma, con grande stupore del protagonista, chiama i suoi due cani mastini gendarmi e ordina che sia Pinocchio ad essere messo in prigione. Il romanzo non specifica il ragionamento della legge locale, ma si può pensare che nella città il ricco ha potere, e siccome Pinocchio è ora povero, la legge non si disturberà ad aiutarlo senza tornaconto (ciò potrebbe anche essere una satira politica, come Collodi era solito fare prima di dedicarsi alle fiabe). Dopo quattro mesi di detenzione, Pinocchio sa di un’amnistia data dall’imperatore di Acchiappa-citrulli, che ha vinto una battaglia. L’amnistia però declama che solo i criminali vengano rilasciati, Pinocchio dice al secondino di essere un malandrino anche lui (poiché la parola si usa anche per “discolo” e non solo per “criminale”, il naso non la reputa una bugia) e viene anch’esso liberato.

Di Franco Remondina

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