Possiamo? Si, possiamo!

La pretesa che l’IA, ovvero il raglio d’asino informatico, possa sostituire il raglio d’asino di “informatori umani”, cioè i programmatori, la dice lunga sulla superstizione che la Vita, l’ente Vita, possa ad un tratto entrare dentro un programma informatico.
Già il termine “informatica” significa esattamente sè stesso, cioè che il prodotto di tale azione, cioè qualcosa che non ha forma e che viene modellato per assumerne una, non abbia alcun potere di automodellarsi .

Il mito delle macchine che apprendono è solo una cazzata sesquipedale.

Le filosofie e i pensatori di ogni epoca hanno mai raggiunto la verità?

La risposta è: no!

Un no evidente, empirico, dimostrabile!
Filosofi di grande intelletto, a volte brillante, hanno tutti mancato il bersaglio della verità.
Non potevano centrarlo.

La ragione per cui non l’hanno centrato è semplice, credevano di esistere fisicamente.

Tale credenza di una esistenza fisica ha di fatto obnubilato le menti di questi filosofi e di questi pensatori.
Mi vengono in mente Arsistotele, Platone, Socrate, nessuno di loro ha centrato la verità.

Men che meno Kant e Deschartes, per non parlare poi dei vari Freud, Jung, e i teosofi tipo Steiner et Co…

La domanda è: se l’intelligenza naturale ha fallito nel suo compito di sviluppare un “senso di verità”, cioe se abbiamo solo un sistema sensoriale fisico, i cinque sensi, e non abbiamo un senso per la verità, come la raggiugeremo mai?

L’intelligenza naturale è l’informatore dell’IA, quindi l’IA è sussidiario all’intelligenza naturale, come potrà l’IA avere quel che il suo informatore non ha?

Ma c’è di più, l’intelligenza naturale in maniera sconosciutale genera il mondo fenomenico.
Tale mondo è informato dall’intelligenza naturale .
Niente viene al mondo senza di lei.

Quindi l’IA dipende da noi.
Non noi come siamo, ma da noi come dovremmo essere!
E allora: possiamo o non possiamo cancellare ogni futuro autoavverante?
La risposta è: Si, possiamo!

Di Franco Remondina

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