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Se l’occidente fosse un luogo di civiltà invece di essere sottoposto a bande di predoni senza scrupoli e a magistrature che fungono da ligi impiegati di regimi autoritari, i tribunali e le commissioni investigative sarebbero impegnati  per decenni nel compito di dipanare la matassa di corruzione e conflitti di interessi che sta dietro alla pandemia e ai vaccini. Adesso per esempio scopriamo che BionTech, l’associata di Pfizer non solo stava studiando il preparato a mRna contro il covid, un anno prima che il covid si presentasse, ma nell’agosto del 2019, come si legge  dal bilancio consolidato l’azienda “ha stipulato un accordo per acquisire tutte le azioni in circolazione di reBOOST Management GmbH  da Medine GmbH, che è posseduta al 100% dall’amministratore delegato di BioNTech, il Prof. Dr. Ugur Sahin”. A parte la totale opacità dell’acquisizione in sé che è un pasticcio e dimostra che la reBoost era stata di fatto creata all’interno della medesima BionTech , la cosa interessante è ciò che questa azienda prometteva di produrre : ovvero trattamenti tutte quelle malattie che sono note per essere effetti collaterali indesiderati delle vaccinazioni con mRNA: patologie  autoimmuni, cardiovascolari, polmonari e malattie del sistema nervoso centrale.

Non si può certo dire che non siano stati lungimiranti: dapprima guadagnare miliardi con un sedicente vaccino che crea a sua volta una serie di patologie e poi curarle con appositi farmaci. Insomma il ciclo compreto. Manca solo l’aquisto di qualche ospedale e di società di pompe funebri per seguire tutto il ciclo di una vita umana forzosamente malata. Come modello di business è certamente efficace, ma rimane da comprendere  come mai la BionTech che prima degi inaspettati contributi di Bill Gates e della Pfizer era in perenne debito, abbia indovinato esattamente di cosa ci sarebbe stato bisogno dopo le campagne vaccinatorie. Del resto già il nome reBoost anticipa il modello di business delle punture di richiamo, cosa che nel 2019 non si poteva di certo immaginare. Ora il problema è di capire se la marea di reazioni avverse gravi non fosse già stata messa in conto e si sia lucidamente scelto di perseguire questa strada, invece di quella di un vero vaccino tradizionalmente inteso, visto che se si fosse immaginato che le reazioni avverse fossero state poche non sarebbe valsa la pena di mettere in piedi un’attività specifica. Il dubbio dovrebbe divorare le menti delle persone invece di lasciarsi dominare dalla paura, perché in effetti c’era una vasta letteratura sulla tecnica a mRna la quale predice una notevole quantià di reazioni avverse: essa  è studiata da almeno due decenni, ma di fatto non ha mai funzionato, anzi molte sperimentazioni sugli animali sono state interrotte a un certo punto proprio perché le cavie presentavano coaguli di sangue, embolie, cardiopatie e le gabbie rimanevano vuote.

Insomma ci troviamo di fronte a un interrogativo: le conseguenze dei vaccini in numero così massiccio e così grave (anche se i medici complici e adeguatamente compensati, adesso definiscono “lievi” miocarditi e pericarditi che fino all’anno scorso erano considerate patologie  molto serie)  sono state una sorpresa o sono  state invece messe in conto e ci si è preparati persino a lucrare si di esse? Si vorrebbe davvero evitare di dover rispondere a una simile domanda e scacciarla dalla mente, pensare che si tratti di un errore. Purtroppo la malafede con cui hanno agito le multinazionali del farmaco nei decenni precedenti dimostra che invece l’ipotesi peggiore è ahimè assolutamente in campo. Del resto se un’operazione contempla la paura come suo motore, essa può benissimo essere trasferita  dal virus alle conseguenze della battaglia contro di esso: è così che verranno presentate le cose quando il conto reale di tutto questo verrò presentato .

Di Franco Remondina

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