Processo di mutazione in atto…

Ho il sospetto, anzi ne ho la certezza, che ci sia una questione “lessicale” importantissima, cioè che sia in atto una “mutazione filologico-lessicale” delle parolacce.

L’insulto ha cambiato lessico.

Non è cosa da poco…

Domanda è più grave definire una persona con similtudini tipo: “è una merda” o è ben più grave far sentire le persone delle merde?

Se tu dai del “bastardo” a qualcuno oppure lo definisci “cretino” etc etc… la persona si può offendere?

L’insulto e la parolaccia, possono offendere?

La risposta è SI e NO, cioè la reazione della persona è sempre individuale.

Se uno mi insultasse dicendomi “sei una merda”, ho due opzioni:

A) Mi incazzo

B) Mi interrogo

Nella prima opzione colgo l’offesa e le credo, cioè rendo autorevole per me stesso il parere di chi mi insulta, mentre nella seconda opzione, faccio un esame dell’insulto rispetto all’opinione che io ho di me stesso. Mi chiedo: ” ma io sono una merda per me stesso? Ovviamente per me non lo sono, quindi, non mi offendo nè mi incazzo.

L’opzione A, che allora adotto è in rapporto ad altro.

L’insulto vero è quello che nei fatti ha mostrato e mostra quella merda di Caccarella e dei suoi compagnucci di merende.

Ieri ha di nuovo insultato la Costituzione e gli italiani.

https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-10-31/mattarella-la-tutela-risparmio-motore-sviluppo-responsabile-e-sostenibile-103000.shtml?uuid=AE2zfiYG

Ma dove cazzo era quando ha firmato per il “bail in”?

Lo stesso dicasi del governatore Visco, di BankItalia…

E’ in atto una mutazione, non è l’insulto la cosa peggiore, è l’uso sistematico della menzogna usato per negare la realtà dei fatti. Dovrebbe rassegnare le dimissioni da presidente e l’atro da governatore.

Sembrano il Gatto e la Volpe della fiaba di Collodi…

Naturalmente essi sono l’insulto in loro stessi, sono l’incarnazione dell’insulto alla Costituzione e alla Repubblica, nonchè agli italiani.

Caccarella è un insulto vivente, continuato, verso gli italiani.

Nessuna dichiarazione contro i vari MoscoWC, nessua dichiarazione contro la violenza dei migranti, le invettive dei commissari UE, nulla…

Il rispetto dei conti è l’insulto che ci rivolge anche ieri, ma prima degli ultimi 5 mesi, dove cazzo era?

E poi, assieme a questi due insulti viventi, dove erano tutti i moralisti del rigore che ci fracassano i coglioni oggi?

Figli e figliastri?

Mi stanno insultando continuamente.

Siamo forse nelle stesse situazioni del 1920?

http://orizzonte48.blogspot.com/2018/10/mussolini-original-tra-liberalismo-e.html?m=1

Estratto dall’articolo:

  1. Nel voto che dovremo emettere a chiusura di questo convegno, la riaffermazione della nostra ostilità al ministero Nitti deve dominare su ogni altro pensiero. Si deve soprattutto a quest’uomo se l’Italia ogni giorno di più vede diminuito il suo prestigio all’estero e se all’interno la situazione è sempre più caotica e sconfortante.L’insuccesso dell’ora legale e l’occupazione delle fabbriche (sebbene in definitiva questi gesti siano apparsi inconcludenti ed artificiosi) sono le cause principali dello svalutamento della nostra moneta.” (Sulla situazione interna, discorso pronunciato a Milano, nella sede dell’Alleanza industriale e commerciale sita in piazza San Sepolcro 9, la mattina dell’11 aprile 1920, nel corso dell’assemblea del comitato centrale dei Fasci Italiani di Combattimento. Il Popolo d’Italia, n. 89, 13 aprile 1920, OO, vol. 14, pag. 406).

Il riferimento all’ora legale si riferisce al c.d. “sciopero delle lancette”. La svalutazione, notoriamente una sciagura, in particolare negli anni Venti (o no?), sarebbe causata da rivendicazioni operaie. Non so voi, io un odore di fatepresto e di giustificazione di metodi spicci antioperai la sento…

E infatti, pochi giorni dopo:

  1. Caro Mussolini,

nella ricorrenza della vittoria antibolscevica del 15 aprile 1919, a nome degli arditi che vi parteciparono insieme ai fascisti ed al popolo milanese, vi mando i saluti più sinceri.

Con la demolizione dell’Avanti! fu stroncata in quel giorno la presunta forza armata bolscevica italiana e a Orlando,— allora mendicante a Parigi — ne venne un giovamento morale non trascurabile, che valorizzò maggiormente la nostra moneta.

(Fonogramma a mano, Il Popolo d’Italia, n. 91, 15 aprile 1920, OO, vol. 14, pag. 408).

L’autore della missiva è Ferruccio Vecchi; l’episodio a cui si riferisce è l’assalto alla sede dell’Avanti: se è per difendere la moneta, anche un attacco squadrista diventa più che giustificato. Imercati, si sa, sono esigenti.

  1. Proseguiamo. Il titolo dell’articolo già dice tutto:Basta col torchio!

Gli avvenimenti che si svolgono sulle rive del Carnaro non devono far passare sotto silenzio un delitto che si sta commettendo in questi giorni a Roma: un delitto terribile, che avrà conseguenze disastrose sulla vita della nazione. Si è deciso di stampare tremila milioni di nuova carta moneta. Perché? Dai « mugugnamenti » di Giovanni Giolitti e dei suoi ministri, si è arrivati a capire la ragione di questa funestissima torchiata. Ci sono le industrie siderurgiche che stanno male e dovrebbero chiudere. Ora il Governo ha autorizzato le Banche di emissione a stampare tanta carta straccia quanta ne occorre per tenere in piedi la baracca siderurgica. Occorre la spaventévole cifra di tremila milioni. C’è da rabbrividire! Ancora un passo su questa strada e siamo agli «assegnati», cioè alla carta che non ha più valore alcuno, cioè alla catastrofe totale ed irreparabile.

Aumentare invece che ridurre la massa della valuta, significa volere deliberatamente piombare nell’abisso. Secondo le norme elementari dell’economia, fra massa di beni reali e massa di beni simbolici, ci dovrebbe essere un rapporto di equilibrio. Quando aumentano i beni simbolici — carta-valuta — e diminuiscono gli altri, si ha il fenomeno dell’inflazione cartacea, con relative conseguenze tangibili a chiunque.

Durante la guerra, il fenomeno dell’inflazione, cioè dell’emissione a getto perenne di carta-moneta, si poteva anche spiegare come una necessità dovuta all’eccezionale regime economico e politico imposto alla nazione. Ma dopo la guerra bisognava obbedire a questo imperativo categorico: non aumentare di una sola lira la massa cartacea circolante e provocare il fenomeno inverso della « deflazione ».” (Il Popolo d’Italia, n. 293, 8 dicembre 1920, OO, vol. 16, pag. 47).

Non c’è bisogno di particolari commenti, direi. Sennonché abbiamo finalmente la prova che pure Mussolini, come Hitler: vd. n. 7, era un seguace della teoria quantitativa della moneta; in più caldeggiava apertamente la deflazione, naturalmente per evitare la solita catastrofe. Che sorpresa.

Merita di essere segnalata l’illogicità dell’argomentazione secondo cui la monetizzazione del fabbisogno sarebbe nefasta, ma in guerra invece si potrebbe fare: e perché mai? (Una risposta parziale è l’esistenza durante la guerra di forme di razionamento – peraltro utilizzabili anche in pace per salvaguardare l’occupazione: vedi il solito Caffè – ma l’implicita ammissione di un qualche effetto espansivo della domanda pubblica monetizzata è evidente).

  1. Pochi giorni dopo, eccolo tornare alla carica: “Da tutto ciò risulta che il ministro Meda, pur avendo l’aria di smentire, ha pienamente confermato. Ora noi ci dichiariamo nemici acerrimi di questo come di qualsiasi altro ministero che aumenti o tolleri che sia aumentata, anche nella proporzione di una cartina da una lira, la quantità della nostra valuta cartacea.Se tutto ciò che dicono gli economisti di professione sulle conseguenze dell’inflazione cartaceaè vero, le prospettive per il nostro domani sono tali da giustificare la richiesta e fors’anco l’applicazione della pena capitale contro i ministri responsabili.” (Basta col torchio! L’on. Meda ciurla nel manico!, Il Popolo d’Italia, n. 298, 14 dicembre 1920, OO, vol. 16, pag. 55).

Niente meno. D’altra parte, se lo dicono gliesperti…

  1. Facciamo un salto di due anni per arrivare al clou:
    Due cose occorrono. Anzitutto che il ministro del Tesoro parli chiaro. Non perifrasi vaghe, per nascondere il male, ma la schiettezza dei numeri. Chiediamo, insomma, una esposizione sincera, che abbia l’effetto — sui signori deputati e sul paese — di un poderoso pugno nello stomaco. Dopo l’esposizione finanziaria, è necessario esaminare il problema dal punto di vista esecutivo:quale organo occorra creare per effettuare il più inesorabile regime della lesina.Il Parlamento è inadatto allo scopo. I signori deputati non sanno mai dire di no. Il Governo subisce le pressioni dei deputati.

Dopo il pietoso e miserando risultato della riforma burocratica — conclusosi non in una falcidia, ma in un grosso aumento di personale e di spese — è illusorio sperare nella Camera o nel Governo. Bisogna istituire, sia pure come loro emanazione, ma al disopra delle fluttuazioni degli ambienti governativi e parlamentari, una vera e propria dittatura della lesina, con poteri assoluti e coll’obiettivo preciso: affrettare il pareggio del bilancio. Non si sono costituite all’infuori del Governo e del Parlamento, commissioni speciali, munite di poteri sovrani, per la liquidazione del materiale di guerra? Si nomini un’altra commissione che liquidi al più presto il deficit nel bilancio dello Stato. E’ necessario che tutti i cittadini si convincano della realtà di questo dilemma: o la lesina o il fallimento.” (Lesina, Il Popolo d’Italia, n. 155, 30 giugno 1922, OO, vol. 18, pagg. 264-5).

(Lesina vuol dire ovviamente “austerità”.)

C’è tutto: il tremendismo economico, come l’ho sentito definire da un economista spagnolo, che giustifica la sottrazione della politica fiscale al parlamento, troppo sensibile al miope egoismo del popolo-lemming per poter conseguire il salvifico pareggio di bilancio, in nome del raggiungimento del quale tutto diventa lecito.

Che certe posizioni le sostenesse Benito Mussolini in fondo non stupisce; qualche perplessità in più suscitano proposte di segno non proprio opposto provenienti da istituzioni autoproclamatesi depositarie dell’antidoto agli orrori del Novecento.

  1. Il famoso “discorso del bivacco” è già stato riportatoin un commentoe anch’esso non ha bisogno di ulteriori esegesi.
  1. Dalle parole passiamo ai fatti, entrando nel regime, con un discorso molto importante:
    Qualcuno potrebbe domandare: perché tanto clamore, perché tanti armati per una cerimonia che si potrebbe chiamare di ordine puramente amministrativo, quale è la consegna dei miei due bilanci al Ministero delle Finanze? A questo punto interrogativo conviene rispondere: per diversi motivi, uno più plausibile dell’altro.

La solennità che accompagna questo gesto sta a dimostrare l’importanza enorme che il Governo annette ad un rapido ripristino della normalità finanziaria.

Noi abbiamo solennemente promesso di avviare il bilancio dello Stato verso il pareggio e a questa promessa noi vogliamo tener fede a qualunque costo. Bisogna persuadersi che se il tutto crolla, crolla anche la parte; e che se l’economia della Nazione va al precipizio, tutto quello che è dentro la Nazione, istituzioni, uomini, classi, è destinato a subire l’identica sorte.

E perché questi armati? Per dimostrare che il Governo ha delle forze.

Io dichiaro che voglio governare, se possibile, col consenso del maggior numero di cittadini; ma nell’attesa che questo consenso si formi, si alimenti e si fortifichi, io accantono il massimo delle forze disponibili.

Perché può darsi per avventura che la forza faccia ritrovare il consenso e in ogni caso, quando mancasse il consenso, c’è la forza. Per tutti i provvedimenti anche i più duri che il Governo prenderà, metteremo i cittadini davanti a questo dilemma: o accettarli per alto spirito di patriottismo o subirli.

Cosi io concepisco lo Stato e così comprendo l’arte di governare la Nazione.

Questo passaggio conferisce una certa concretezza ai termini un po’ vaghi del famoso trilemma (più realisticamente un dilemma) di Rodrik.

Siamo nel 2018, ma pare un salto indietro nel tempo.

Poi…

Ma l’insulto costante è esattamente quello che ti impone una menzogna intellettiva, cioè devi dedurre all’inverso.

La deduzione inversa produce un filtro demente e ci fa regredire antropologicamente  in termini di intelligenza: diventi stupido.

Questo è il processo in atto. trarre le conclusioni intelligenti e poi capovolgerle.

Opzione A, mi incazzo!

 

 

Di Franco Remondina (Dodicesima.com)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *