Trenta? tic tac tic tac…(vennero, videro, lei fini impiccata)

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Mentre in Italia in questa settimana di Ferragosto siamo presi con il teatrino, o meglio la telenovela della crisi di governo, in America escono carte che confermano e anzi aggravano il sospetto di un forte coinvolgimento del nostro Paese nel Russiagate, ormai trasformatosi in uno Spygate. Non solo il caso Mifsud, che abbiamo approfondito nelle scorse puntate, porta a ritenere che il ruolo dei governi italiani Renzi e Gentiloni sia stato centrale nelle origini del Russiagate. Ora un documento ottenuto da Judicial Watch via FOIA (Freedom of Information Act), quindi rilasciato dal Dipartimento di Giustizia Usa, ci induce a ritenere che anche la vicenda giudiziaria dei fratelli Occhionero, come sostenuto dallo stesso Giulio Occhionero nei suoi esposti alla Procura di Perugia, abbia a che fare con il Russiagate, cioè con i tentativi di fabbricare elementi di collusione tra la Campagna Trump e la Russia, al fine di impedire l’elezione dell’attuale presidente Usa e, successivamente, delegittimarlo. Tentativi a cui avrebbero attivamente partecipato servizi di intelligence alleati degli Usa – inglesi e italiani.

Conosciuto come Eyepyramid, il caso vede coinvolti i fratelli Giulio e Francesca Maria Occhionero. Condannati in primo grado per accesso abusivo a sistemi informatici (account di posta istituzionali e politici), oggi accusano i loro accusatori di aver fabbricato il caso contro di loro. Denunciano un’intensa attività di hacking precedente persino alla notizia di reato, diversi tentativi di accesso ai server americani di Occhionero. Le loro denunce sono sul tavolo dei magistrati di Perugia, che hanno ritenuto di avere elementi tali da chiedere il rinvio a giudizio del pm di Roma Eugenio Albamonte per omissione di atti di ufficio e falso ideologico (un altro ex presidente dell’Anm sotto inchiesta a Perugia, anche se non se ne parla…), del consulente tecnico Federico Ramondino, accusato di accesso abusivo a sistema informatico, e di due agenti del CNAIPIC, Ivano Gabrielli e Federico Pereno, per omessa denuncia e falso. L’udienza davanti al gup, inizialmente fissata per il 17 luglio scorso, è stata rinviata su richiesta della difesa a fine settembre.

I documenti declassificati nei giorni scorsi negli Stati Uniti mostrano come Nellie Ohr, che lavorava per la Fusion GPS – la società incaricata dalla Campagna Clinton di trovare materiale compromettente su Trump, la stessa che aveva assunto a questo scopo l’ex agente britannico Christopher Steele, compilatore dell’omonimo dossier-fake contro Trump – condividesse con il marito Bruce Ohr, funzionario del Dipartimento di Giustizia, i risultati delle loro ricerche sul candidato e poi presidente repubblicano. Materiale che poi veniva girato all’FBI. Insomma, questi documenti confermano gli sforzi di DOJ e FBI per usare nell’inchiesta sulla presunta collusione fra Trump e la Russia materiale di provenienza della campagna avversaria, quindi di tutta evidenza politicamente motivato.

Il documento che in questa fase ci interessa è una email che Nellie Ohr spedisce al marito Bruce il 25 gennaio 2017, quindi pochi giorni dopo l’insediamento del presidente Trump e l’arresto dei fratelli Occhionero in Italia. Si tratta di una serie di annotazioni su articoli che collegano la rimozione di alcuni funzionari ai vertici della controintelligence russa alla pubblicazione del Dossier Steele. Che il dossier sia un falso o meno, si argomenta in questi articoli, che vi siano menzionate come fonti o contatti figure di spicco del governo e del mondo del business russi, rappresenta comunque uno smacco per la controintelligence di Mosca, da qui la necessità di far saltare alcune teste. In una di queste note, Nellie Ohr sottolinea come non una mera coincidenza che il 13 gennaio, il giorno in cui Kommersant riportava delle possibili dimissioni di Gerasimov (capo della divisione cyber dell’FSB), fosse “tre giorni dopo l’arresto degli Occhionero in Italia” e la pubblicazione del “dossier pioggia dorata” (il Dossier Steele), da parte di BuzzFeed. Che c’entra la vicenda Occhionero? A sorprendere è che Nellie Ohr non abbia avvertito la necessità di aggiungere alcun dettaglio sugli Occhionero, come se il suo interlocutore, il marito Bruce, ai vertici del DOJ, fosse già perfettamente a conoscenza del caso e della sua pertinenza al Russiagate.

Si tratta del secondo collegamento esplicito tra la vicenda Occhionero e il Russiagate. Il primo, che abbiamo riportato nella prima puntata del nostro speciale, è la strana domanda che gli ufficiali della Polizia Postale rivolgono a Maurizio Mazzella, amico di Giulio accusato di favoreggiamento, durante una perquisizione effettuata lo stesso giorno dell’arresto dei due fratelli: “Chi è il vostro contatto della squadra Trump?”.

Il sospetto di Giulio Occhionero, tra l’altro, è che nella rogatoria per ottenere dall’FBI i suoi server su territorio Usa il pm Albamonte abbia usato l’iscrizione “crimine organizzato”, e non “crimine informatico”, non per errore, ma per farla arrivare sul tavolo proprio di Bruce Ohr, all’epoca numero 3 del Dipartimento di Giustizia e a capo dell’”Organized Crime”, ma come abbiamo visto anche figura di collegamento tra la Fusion GPS e l’FBI per quanto riguarda il Russiagate, nonché in contatto personale con Steele.

Tra le molte stranezze del loro caso, anche il rifiuto da parte dell’accusa di produrre in giudizio la rogatoria sui server; il rifiuto del responsabile FBI dell’ambasciata Usa di Roma, Kieran Ramsey, a testimoniare nel processo; la comune frequentazione della Link Campus University (la stessa del primo incontro Mifsud-Papadopoulos) da parte di molti attori del caso EyePyramid, dal responsabile sicurezza di Enav Francesco Di Maio, da cui ha origine la notizia di reato, al pm Albamonte, passando per l’allora capo della Polizia Postale Di Legami (rimosso il giorno dopo l’arresto degli Occhionero).

Giulio Occhionero sostiene di essere finito in un disegno precostituito il cui scopo era quello di utilizzare i suoi server situati negli Stati Uniti per far rinvenire elementi di collusione fra la Campagna Trump e la Russia, magari piazzandovi le famose email, come regalo alla Clinton da parte di qualche amico italiano. In ogni caso, le carte declassificate pochi giorni fa dal Dipartimento di Giustizia Usa collocano Eyepyramid, la vicenda Occhionero, a pieno titolo nel Russiagate e, insieme a quello del professor Mifsud, si tratta del secondo caso che chiama in causa il ruolo del nostro Paese, delle autorità governative e giudiziarie italiane, in questa trama ancora oscura.

Di Franco Remondina (Dodicesima.com)

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