Vigliacco e assassino!

“Con la morte di Mussolini scompare uno dei più grandi uomini politici cui si deve rimproverare solamente di non aver messo al muro i suoi avversari” – Josif Vissarionovic Dzugasvili alias Stalin –

La polemica? Eccola:

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/consigliere-leghista-insulta-pertini-ma-poi-si-scusa-perche-la-destra-si-mette-a-90-con-la-sinistra-144035/

Non ci si scusa quando si dice la verità, è che Pertini fosse un’assassino è un dato storico certo!

Un vero ingrato! Mussolini gli salvò la vita.

Avrebbe dovuto lasciare che morisse in carcere, invece Mussolini salvò la vita a Pertini…

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Questo è il presidente + amato dagli italiani, ma solo perchè hanno creduto alla propaganda classica del “partigiano” che lottava…

Beh le cose non sono esattamente cosi:

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lo storico Silvio Bertoldi che nel suo “Norimberga: guai ai vinti” (pubblicato anche come supplemento al n. 14/85 del settimanale “Oggi”) scrive: “A Norimberga avrebbe dovuto esserci anche Mussolini”.
Chiaro che, essendoci una bella differenza fra il Duce e i criminali di guerra nazisti, era probabile che lui da quel processo sarebbe uscito vivo, e magari “riabilitato” in tutto o in parte, come ti confermò Longo.
3. Quanto a Nenni, e a tanti altri capi antifascisti, non solo non diedero il loro consenso all’uccisione di Mussolini, ma non perdoneranno mai a Pertini quell’“esecuzione” che giudicavano di una degradante vigliaccheria.
Tanto più che, se Pertini era vivo e sano, lo doveva in gran parte proprio a Mussolini. Quando difatti era stato a sua volta -alti e bassi della vita- nelle mani del Duce (era stato arrestato e condannato per cospirazione contro lo Stato) Pertini era gravemente ammalato di tubercolosi, malattia da cui all’epoca difficilmente si guariva da liberi, e figurarsi in prigione.

Sarebbe stato facile dunque a Mussolini eliminare definitivamente questo suo accanito nemico, poiché nessuno si sarebbe sorpreso se in carcere la malattia avesse seguito il suo corso abituale, e magari Pertini fosse deceduto. E invece il Duce (sollecitato da Nenni, suo vecchio amico e conterraneo, anche se diventato suo avversario politico) gli fece fare cure così assidue ed efficaci da guarirlo completamente, al punto che Pertini è arrivato all’attuale età in condizioni di salute ed efficienza eccezionali.

La galera non è un grande albergo e, se vi si entra sani, dopo un lungo soggiorno si esce quasi sempre malati se non -come suol dirsi- “coi piedi in avanti“. A Pertini invece successe esattamente il contrario: entrò gravemente malato e uscì, dopo quattordici anni, ben sano. Se quindi è potuto arrivare a quest’età e diventare Presidente della Repubblica lo deve, piaccia o no, alle cure che Mussolini gli aveva fatto fare non immaginando certo che, una quindicina d’anni dopo, proprio lui lo avrebbe fatto uccidere
senza pietà. Ma Nenni non fu certo il solo ad indignarsi per quel massacro.
Furono davvero in tanti: Ferruccio Parri, per citarne uno -che sarà poi a capo dei primi Governi dopo la Liberazione- lo definì “una macelleria messicana”, come riporta fra gli altri Mario Cervi.

4. Anche per l’esposizione di piazzale Loreto -che resta tuttora una macchia per la nostra Resistenza, e tanto ha danneggiato l’immagine
dell’antifascismo e del popolo italiano- Pertini fu determinante. Pur
volendo supporre che non abbia ordinato precisamente di appendere quei cadaveri per i piedi in quel piazzale (cosa comunque difficile da escludere avendo lui concepito e pilotato fin dall’inizio l’“operazione massacro”) non c’è dubbio che senza l’esecuzione non ci sarebbe potuta essere neanche l’esposizione. Vero è che lui ha poi cercato di giustificarsi sostenendo di essere intervenuto per farla finire. Ma in realtà ad intervenire, più che
lui, fu Pietro Nenni, proprio nei suoi confronti e in modo durissimo. E così Pertini dovette muoversi a farli staccare, quei corpi, ma non lo fece certo a gran velocità, vista l’ulteriore durata dello spettacolo. Si tratta di un dettaglio ben conosciuto da chi visse da vicino queste cose, e mi consta personalmente poiché sono stato socio, in una casa editrice, proprio di colui che a quel tempo ufficiale partigiano e tuttora ben vivo, aveva tolto materialmente i cadaveri da piazzale Loreto portandoli in luogo non esposto.
Non bisogna dimenticare inoltre l’intervento del Cardinale di Milano
Ildefonso Schuster, che in quei giorni si era interessato perchè Mussolini si consegnasse spontaneamente, con garanzia della vita. Costui affermò:

“Solo i barbari possono permettersi simili gesta”

e si affrettò ad adoperarsi presso il comando partigiano perchè lo spettacolo avesse fine; come testimonia fra gli altri Monsignor Angelo Majo, arciprete del Duomo di Milano.

5. Pertini fece dunque uccidere Mussolini contro la volontà degli Alleati e della gran parte dei capi della Resistenza, ingannando quegli stessi suoi compagni partigiani che avevano catturato il Duce e volevano che restasse ben vivo.

6. Sul perchè Pertini avesse tanta fretta di uccidere Mussolini, che gli aveva salvata la vita e la salute, c’è da considerare che all’epoca molti pensavano, a torto o a ragione, che gli Alleati intendevano rimettere il Duce al vertice dello Stato italiano, sia pure con poteri limitati (come si regolarono ad esempio per il Giappone).Ma ciò avrebbe impedito che quella carica andasse invece (come in Jugoslavia per Tito e in Cina per Mao Tse Tung) a un capo partigiano, fra i quali uno dei favoriti era appunto Pertini. C’è poi il mistero dell’oro di Dongo, cioè del tesoro della Repubblica di Salò che Mussolini aveva con sé quando fu catturato, e che scomparve come nebbia al sole. Mistero che non sarebbe stato tale se Pertini non avesse fatto uccidere Mussolini. Quanti hanno cercato di testimoniare su quella sparizione sono stati tutti, a loro volta, “misteriosamente” uccisi.

7. Comunque Nenni non perdonerà mai il massacro del Duce, e finché lui ebbe peso nella vita politica italiana (e cioè fino ad una decina d’anni fa, prima che l’età lo prostrasse) Pertini fu condannato ad una specie di emarginazione tacita nel Partito Socialista e nella vita politica italiana, tanto da non avere incarichi politici di rilievo, neanche di semplice ministro. Era solo, in pratica, l’uomo politico più rappresentativo di Savona e della sezione socialista di quella città. Sezione che tuttavia -è emerso poi- è assai ben piazzata per avere la palma della più corrotta fra le sezioni provinciali di tutti i partiti politici italiani, compresa la Democrazia Cristiana; visto che diverse decine di suoi esponenti, dirigenti e membri sono stati messi in prigione o, comunque, incriminati per intrallazzi particolarmente vasti (caso Teardi). Solo quando Nenni, invecchiato, perse autorità, Pertini poté riemergere ed avere la carica di Presidente della Camera, da cui è poi passato a Presidente della Repubblica
raggiungendo finalmente il vertice dello Stato, sia pure con tre decenni di ritardo. E quando, dopo qualche tempo, qualcuno ventilò l’opportunità di una sua dimissione, Pertini replicò: “Hic manebo optime”. Esattamente come aveva risposto a suo tempo Mussolini…

Tutto ciò può sorprendere chi è abituato all’immagine agiografica di Pertini abitualmente diffusa dai mass media, in Italia e altrove. Ma questa immagine, che pare messa a punto con estrema cura, si spiega considerando i potenti e vasti interessi che si servono di essa come efficace copertura dei gravissimi abusi che prosperano in Italia su vasta scala.

Ma la realtà storica -ed io sono il primo a dispiacermene come italiano- è ben diversa, e non a caso ha reso improponibile l’assegnazione a Pertini di un premio Nobel per la pace, che pure era stata ventilata; o che fosse lui a celebrare, con un discorso ufficiale al Parlamento europeo, la fine della guerra e la riconciliazione generale…

Il più bello è che poi Pertini si prende la libertà di definire “assassino” uno come Scalzone che, fino a prova contraria, non ha mai ucciso nessuno, e del resto non è mai stato incolpato di questo. Che cosa fu, quello di Pertini ai danni di Mussolini, se non l’assassinio “politico” di un prigioniero indifeso? Il quale, per di più, quando lo aveva avuto a sua volta in suo potere gli aveva salvato la vita e la salute, facendolo curare come lui stesso non aveva saputo fare?
E’ giusto che i lettori de “Le Monde” queste cose vengano a saperle, appunto per obiettività e completezza di informazione.

Tratto dal link https://www.spaccanapoliblog.it/lassassino-sandro-pertini-lo-salvo-benito-mussolini/

Di Franco Remondina

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