CHIACCHIERE E SPIGHE

 

Di Franco Remondina

C’è comunque qualcosa di nuovo: la sinistra è diventata nemica di sé stessa.

Quando, nelle discussioni con mio padre, peroravo con citazioni e fatti il valore dell’antifascismo, lui mi diceva: “Guarda, tu hai studiato, ma io l’ho vissuto…”, allora io non capivo come uno che avesse vissuto da giovane il fascismo, non lo criticasse con la mia intensità. Era o non era il “male assoluto”?

Mio padre che non aveva studiato, ma che lo aveva vissuto, dopo aver ascoltato le mie filippiche, mi rispondeva pacato: “Guarda che Mussolini ha commesso degli errori, ma ha fatto anche delle cose giuste”.

Quali fossero queste cose “giuste”, io non lo capivo o le minimizzavo. La lista di cose giuste che il fascismo aveva fatto, era per me incomprensibile. Non importa quante volte mio padre la elencasse, per me, erano cose di poco conto.

Alla fine lui, mio padre, mi lasciava le mie opinioni e si teneva la sua esperienza.

Siamo andati avanti così, per anni. Lui con il suo passato da socialista e io con il mio presente da “rivoluzionario” di sinistra.

Ero una testa calda. Retrospettivamente posso rettificare quella definizione bonaria in una definizione più pragmatica: ero una testa di cavolo! Le cose cominciarono a cambiare quando la passione per le arti marziali spazzò via tutta l’ipnosi ideologizzante.

Ma quelle risposte di mio padre sul fascismo erano un tarlo. Lui non era mai stato politicamente di destra, neppure mio nonno… allora perché?

Cosi ripensando alle sue risposte, ho compreso le sue constatazioni.

Il periodo era lo stesso di oggi! La crisi del 29 e tutte le altre cose. Anche allora c’era il predominio della finanza, come oggi, anzi direi che oggi è peggio per via della televisione che manipola le menti.

Quali erano le cose della lista di mio padre? Innanzitutto erano cose pratiche, non ideologiche:

  • 1) La mutua ovvero la sanità… Lo stato si occupava di fornire l’assistenza medica che prima potevano permettersi solo alcuni.
  • 2) La paga minima, ovvero che il lavoro avesse dignità in quanto tale e che fosse un “valore”.
  • 3) Le ferie, ovvero che fosse riconosciuto il valore del lavoro e non la schiavitù del lavoro.
  • 4) La pensione cioè che dopo aver lavorato per gran parte della vita il lavoratore potesse avere un reddito garantito dallo stato.
  • 5) Il trattamento di fine rapporto.
  • 6) La costruzione di ospedali, porti, ferrovie, case di riposo, manicomi, carceri, strade, asili.
  • 7) La tessera annonaria!

Ecco, sulla tessera annonaria, io mi imbufalivo. Ma come? Razionavano il pane?

Ho capito dopo che era una cosa grande: lo stato, Mussolini, i fascisti, avevano rispetto per il loro popolo! Non ti facevano morire di fame!

Male che andasse avevi da mangiare pane e latte e zucchero. Tenete conto che in USA morivano di fame a migliaia! Dati, fatti!

Cosi, non capendo, continuavo a recitare l’antifascismo militante.

Ci sono altre cose: la riforma della giustizia di Mussolini fu una cosa enorme! Diritti e doveri per tutti, tutele e obblighi…e poi la creazione della Banca d’Italia! Quella che è stata svenduta nel 1982 da Andreatta… con l’avvallo del PCI.

Ci sono state poi la partecipate, mica quelle di adesso, quelle di allora: l’IRI, ENI, le opere di bonifica delle zone paludose come l’agropontino…. Il fascismo aveva una chiara idea di cosa servisse ad uno stato.

Una chicca? Sapete che differenza c’è tra miniera e cava? Neppure io la sapevo ma Mario, un amico con cui si può parlare di cose che non sono le solite cazzate, me lo spiega: la differenza è che dai tempi di Mussolini, lo stato prevedeva una norma essenziale: alcune cose erano di importanza strategica per il buon funzionamento dello stato. Non erano perciò soggette a speculazione. La cava poteva essere di ghiaia o altro ma se ciò che veniva cavato era una cosa di importanza strategica, per cavarla, dovevi avere la “concessione mineraria”. Lo stato decretava le sue esigenze! La stessa “battaglia per il pane” era volta all’autosufficienza alimentare.

Se sei autosufficiente dal punto di vista alimentare allora sei uno stato libero!

Cose di altri tempi, questioni logiche di persone che avevano a cuore lo stato ma che sapevano che lo stato aveva dei doveri ed era costituito per assolvere quei doveri.

Queste erano le cose che mio padre mi raccontava del fascismo, lui socialista!

C’era quel ripetto del buono che oggi si è perso. Io non lo avevo capito allora, ma lo capisco adesso, e se potessi dirglielo riassumendolo in poche parole direi:”Ok  papà, ho capito! Con le sole chiacchiere spighe di grano non se ne fanno!”

Di Franco Remondina (Dodicesima.com)

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