Un copia-incolla http://losmemorato-ilblog.blogspot.com/2019/12/cronologia-sul-mes-spiegata-chi-non.html

Cronologia sul MES, spiegata a chi non vuol capire

Breve cronologia deglieventi relativi al Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) ad uso dei piddini (che non capiranno), dei supersovranisti incompresi (che faranno finta di non capire) e degli intelligentissimi di Twitter (che controlleranno se ci sono errori di battitura).

27 giugno 2018
Comunicazioni del Presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo del 28 giugno 2018.
Inizia la discussione sul MES ed il Conte Zelig si presenta in versione fascioxenoleghista dal populismo arrembante: “Resto ottimista sull’esito della riflessione che ci attende a Bruxelles ma sarò molto chiaro sulle nostre posizioni: se vogliamo impedire il declino dell’Unione e realizzare una Unione in campo economico che sia percepita come realmente vicina ai nostri cittadini, è il momento di fare avanzare la condivisione del rischio finora rimasta troppo indietro.

Però, attenzione, questi meccanismi di condivisione del rischio non debbono contemplare condizionalità che, in nome dell’obiettivo della riduzione del rischio, finiscano per irrigidire processi già naturalmente avviati, con il risultato di ottenere, anziché la riduzione del rischio, l’incremento dell’instabilità bancaria e finanziaria non certo e non tanto in Italia ma semmai in altri Stati membri che sono caratterizzati da sistemi economici più esposti, di più modesta entità. Non vogliamo un Fondo monetario europeo che, lungi dall’operare con finalità perequative, finisca per costringere alcuni Paesi verso percorsi di ristrutturazione predefiniti con sostanziale esautorazione del potere di elaborare in autonomia politiche economiche efficaci. È per questo che siamo contrari ad ogni rigidità nella riforma del meccanismo europeo di stabilità: soprattutto perché nuovi vincoli al processo di ristrutturazione del debito potrebbero contribuire proprio essi all’instabilità finanziaria, anziché prevenirla. Non vogliamo neppure pericolose duplicazioni con i compiti della Commissione europea per la sorveglianza fiscale, che rischierebbero peraltro di delegittimare la base democratica di queste funzioni essenziali per la stabilità finanziaria”.
Il governo era appena nato ed i 5 stelle ancora non avevano il calendario della von der Leyen appeso negli uffici parlamentari. Dunque tutto bene.

11 dicembre 2018
Comunicazioni del Presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo del 13 dicembre 2018. Giuseppi, a proposito del MES, si esprime così: “quanto alla riforma della governance del meccanismo europeo di stabilità, manteniamo le nostre riserve su un approccio intergovernativo e ribadiamo che i ruoli attribuiti al meccanismo europeo di stabilità non devono minare irreversibilmente le prerogative della Commissione europea, in particolare in materia di sorveglianza fiscale”.
Gli intelligentissimi di Twitter avrebbero sicuramente capito da queste parole che il nostro governo si apprestava a licenziare una bozza di massima della riforma del MES e i supersovranisti – se solo fossero stati in Parlamento, cioè se li avesse votati qualcuno – certamente avrebbero preso spunto da queste cinque righe per invadere le piazze.
Quelli un po’ tardi, come chi scrive, si sono limitati a leggere lo dichiarazione dei Capidi Stato e di governo del 14 dicembre 2018 in cui, in sostanza, si parla di riforma del MES soltanto nell’ottica di introduzione di un backstop al Fondo di Risoluzione Unico (SRF: cosa sia è scritto qui), con ciò limitando – almeno sulla carta – le più ampie linee guida inserite nello schema di modifica approvato dall’Eurogruppo il 3 dicembre precedente.

19 marzo 2019
Il nostro esimio Presidente, pur non essendo obbligato, ma sapendo di avere a che fare con trogloditi pontidiani, si sofferma – come dice lui – diffusamente sul tema MES in vista dell’Eurogruppo del 21 e 22 marzo.
Come no: “…rimane… oggetto della nostra attenzione il percorso verso l’Eurosummit di giugno che, con una legittimazione in parte attenuata, a seguito delle elezioni per il Parlamento europeo di fine maggio, dovrà attuare, preparate dall’Eurogruppo, le decisioni dell’Eurosummit dello scorso dicembre. Su questo versante sono in gioco argomenti di fondamentale importanza per il futuro assetto economico e finanziario dell’Unione; mi limito a richiamare, tra gli altri, il budget dell’eurozona, lo schema europeo di garanzia dei depositi, il cosiddetto EDIS, e gli emendamenti al Trattato sul meccanismo europeo di stabilità. In particolare, è aperta la discussione, in seno all’Eurogruppo, sulla definizione di uno strumento di bilancio per la competitività e convergenza, appunto, il budget dell’Eurozona, nell’ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale. La questione, vedete, è molto delicata per gli interessi nazionali; come sempre, ogni nuovo strumento può tornare utile ed efficace per rafforzare il nostro sistema economico-finanziario o, al contrario, può rivelarsi molto insidioso, a seconda di come venga concepito e concretamente strutturato. Per l’Italia è senz’altro prioritario che tale strumento [parla del BICC, ma pare riferirsi al MES, N.d.R.] sia di dimensioni adeguate, prevedendo anche una sua capacità di prendere a prestito sui mercati finanziari, offra un vero supporto a investimenti e riforme, abbia funzioni anticicliche e di stabilizzazione e, attenzione, non sia sottoposto a condizionalità che finiscano per penalizzare quegli Stati membri che più hanno bisogno di riforme strutturali e di investimenti”.
E che gli vuoi dire? Ha ragione. Il verbale infatti registra “applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-Salvini Premier”.

Dice: vedi che fine statista, capisce anche che la vecchia Commissione UE conta oramai come il due di briscola. Sì, ma solo perché glielo ha detto la V Commissione della Camera, la quale,

“rilevato… che per ciò che attiene alle proposte della Commissione europea, pur apprendendo con soddisfazione che il Governo ha rilevato una serie di criticità sulle quali sarà necessario un confronto serrato in fase negoziale, risulta[va] opportuno che il Governo stesso si impegn[asse] sin da [allora], qualora il confronto negoziale non conduca agli esiti auspicati, ad esprimere il proprio voto contrario in seno a tutti i competenti organi dell’Unione, ferma restando l’opportunità, ove possibile, di sospendere ogni determinazione conclusiva nell’ambito dei predetti organi nell’attesa degli esiti delle prossime consultazioni elettorali per l’elezione del Parlamento europeo, delibera[va] di esprimere PARERE FAVOREVOLE con la seguente condizione: siano adottate in tutte le sedi istituzionali dell’Unione europea iniziative volte a sospendere, ove possibile, ogni determinazione conclusiva in merito agli atti di cui in  premessa, nell’attesa degli esiti delle prossime consultazioni elettorali per l’elezione del Parlamento europeo“.

12-19 giugno 2019
Man mano che ci si avvicina all’Eurogruppo del 13 e 14 giugno 2019, i nodi vengono al pettine. Non a caso, il 30 maggio, il Direttore del Tesoro dott. Rivera (noto al troglodita con l’elmo cornuto che verga queste rozze note per aver autorizzato la Fondazione Mps a indebitarsi per 600 milioni di Euro e concentrare in un unico asseto oltre l’80% del proprio patrimonio pur di sostenere l’aumento di capitale del 2011 di Montepaschi) oppose il segreto sulla bozza di riforma del MES adducendo che le riunioni dell’Eurogruppo sono segrete.
Già solo un fatto del genere dovrebbe provocare l’indignazione del colto e inclita, ma in un Paese dove ha spazio politico Calenda capisco che sarebbe pretendere troppo.
Per chi volesse sentire come sono andate esattamente le cose, qui c’è il racconto di Bagnai:

Il 12 giugno, come ricorda sempre Bagnai nel discorso qui sopra, finalnente pochi eletti parlamentari possono dare una fugace occhiata a questa fantomatica riforma del MES (“altro che condivisione!”), sia pure in un testo ancora non definitivo. La reazione è ovviamente leggermente infastidita.

Ora, io so benissimo che i supersovranisti a questo punto si sarebbero incatenati alle porte di Palazzo Madama facendo saltare in aria il governo e provocando, tramite il mitologico appello al popolo, una grande sollevazione che dalle piazze si sarebbe spostata sulle colline delle Langhe. E certamente gli Intelligentissimi avrebbero notato a colpo d’occhio il pericolo insito nel Considerando 18 subparargrafo (B) quarta parola. (I piddini non si sarebbero accorti di niente, presi come al solito a spartirsi qualche incarico in aziende di Stato).
Ma purtroppo i supersovranisti non li vota nessuno e gli intelligentissimi (in quanto tali) neanche si presentano.
Comunque, in mancanza di un mandato parlamentare, il mandato politico è molto chiaro.
Ed è qui che casca il ciuco (cioè Giuseppi).
Perché Conte e Tria – nonostante tutto – il 13 giugno prendono e bellamente approvano, in via sostanzialmente definitiva – il nuovo MES. Certo che non firmano nulla (e che dovrebbero firmare?), ma impegnano ufficialmente il governo, cioè l’Italia.
Impegnano.
Ufficialmente.
L’Italia.
E non potevano.

Ora Basta@giuslit

Tria confessa bellamente che ha concluso il negoziato sul #MES il 13/6 senza avere atto di indirizzo parlamentare. Che invece è arrivato il 19/6 e chiedeva di fermare tutto.
Sorge allora spontanea la domanda su chi fosse il suo mandante…https://www.startmag.it/mondo/che-cosa-dice-e-non-dice-tria-sul-mes-lanalisi-di-liturri/ …

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14411:46 – 2 dic 2019Informazioni e privacy per gli annunci di Twitter128 utenti ne stanno parlando
Ma lo dice Tria! No, lo dice l’Eurogruppo.

Notare che Conte e Tria avrebbero potuto chiedere la ratifica di quanto fatto ai sensi dell’art. 7, c. 2, L. n. 234 del 2012.
A questo punto, comunque, si passa direttamente alla farsa, alla presa in giro (del popolo italiano). Perché il Pinocchio di Foggia si presenta, tomo tomo cacchio cacchio, in Parlamento il 19 giugno, in vista dell’Eurosummit del 21 giugno.
Nel frattempo, il 15 giugno 2019 – cioè DOPO tutto questo can can, e non PRIMA, come paiono credere alcuni oppositori dell’aritmetica – il testo di riforma del MES è finalmente reso pubblico senza però che se ne chiarisca la non emendabilità (in spregio a qualsiasi codice istituzionale, sarà trasmesso alle Camere solo il 9 agosto e quindi tradotto in italiano ad uso dei parlamentari solo in questi giorni).

Lega e Movimento 5 stelle si riuniscono dunque con Giuseppi (in versione dott. Jekyll) per trovare la quadra a una risoluzione che non suoni come una sconfessione di quanto negoziato dal governo ma neppure nasconda i problemi (ritenuti) ancora aperti (d’altronde all’Eurosummit del 21 si parlerà di “proseguimento dei lavori in modo da consentire il raggiungimento di un accordo sull’intero pacchetto nel dicembre 2019“). Ad esito di un confronto serrato, “nelle rispettive sedute del 19 giugno 2019, dedicate alle Comunicazioni del Presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 giugno, la Camera e il Senato hanno approvato le risoluzioni 6-00076 (Nuova formulazione) Molinari, D’Uva, e 6-00065 Patuanelli, Romeo, di identico contenuto, nelle quali, tra l’altro, si impegna il Governo «in ordine alla riforma del Meccanismo europeo di stabilità, a non approvare modifiche che prevedano condizionalità che finiscano per penalizzare quegli Stati membri che più hanno bisogno di riforme strutturali e di investimenti, e che minino le prerogative della Commissione europea in materia di sorveglianza fiscale» e a «render note alle Camere le proposte di modifica al trattato MES, elaborate in sede europea, al fine di consentire al Parlamento di esprimersi con un atto di indirizzo e, conseguentemente, a sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento non si sia pronunciato»” (resoconto del Senato). Immagino le risate, dopo, di Conte (Mr. Hyde) e Tria.
Insomma.
A DICEMBRE 2018 CONTE RIFERISCE POCO E MALE ALLE CAMERE SUL MES, IN SOSTANZIALE VIOLAZIONE DELLA L. 234 DEL 2012.
IL 13 GIUGNO 2019 CONTE E TRIA IMPEGNANO IL GOVERNO ITALIANO SU UN TESTO DI RIFORMA DEL MES SENZA AVERNE MANDATO PARLAMENTARE (IN VIOLAZIONE ANCHE FORMALE DELLA STESSA LEGGE), QUINDI NASCONDONO QUESTO FATTO AL PARLAMENTO.
LO STESSO DINAMICO DUO, RICEVUTO UNO SPECIFICO INDIRIZZO DALLA ALLORA MAGGIORANZA IL 19 GIUGNO 2019, NON HA ANCORA RICHIESTO UNA “DETERMINAZIONE DEFINITIVA” AL PARLAMENTO.
E domani c’è l’Eurogruppo.

Di Franco Remondina (Dodicesima.com)

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