ARTICOLO 312 – QUEL QUALCOSA

 

Di Franco Remondina  (dodicesima.com)

Gli ultimi articoli portano un po’ di luce sui processi mentali, di quali siano le dinamiche di pensiero che spesso imprigionano le persone.

Senza scomodare Platone posso dire che, “Tutto è pensiero”, tutto è congettura, supposizione e questa conclusione sconcerta le persone. Mancanza di comprensione? No, solo che il potere dell’illusione è assolutamente grande e fondato sul “ciò che sembra”.

I cinque sensi sono una struttura rodata che è stata “accettata come vera”, da sempre, ma è rudimentale, poco affidabile, è limitata.

Tutta la scienza è figlia di questa struttura sensoriale, una struttura di apparenze. Nel secondo dopo guerra uno scienziato italiano “pericoloso”, Marco Todeschini, diede un quadro chiaro di questa assurda pretesa di scientificità, in due libri: “Teoria delle apparenze” e “Psicobiofisica”.

Fornì una “teoria unificata del tutto” che era e rimane l’unica a tutt’oggi in grado di spiegare cosa sia la gravità, la luce, il tempo, la materia, sfortunatamente non era ebreo come Einstein e finì ai margini dell’establishment scientifico.

Così, invece di considerare le cose per quel che sono, siamo finiti nella fisica quantistica.

Io definisco la quantistica, la fisica della metà!

Ho passato anni a crogiolarmi nella teoria della Relatività, avevo gran parte degli scritti di Einstein, Bohr e altri, ma ad un certo punto, li ho portati all’isola ecologica nel container della carta.

Cosa dice Todeschini sulla materia?

Che è: “spazio vuoto in rotazione”.

Questo appare controintuitivo, ma l’assurda ricerca di una particella di materia che costituisse il mattone fondante della materialità, ancora non ha avuto successo.

Quindi, la conclusione dovrebbe essere che quello in cui viviamo è un universo spirituale?

Si, è un universo spirituale!

Perchè non lo si accetta? Per via delle percezioni sensoriali, che fanno apparire solido il tavolo della cucina, il legno, il metallo, la roccia… Sono esperienze sensoriali dovute ai ” tre fuochi d’attenzione” nell’ovoide (coscienza principale), ma avendo noi due coscienze, la materialità è presente solo nella prima. Essa si forma nei primi anni di vita per emulazione. Il senso di appartenenza, di specie. Il sapiens ha una struttura fisica generata da altri sapiens e può usufruire di uno “stampo” , il corpo fisico, predisposto, cioè organizzato per replicare sempre lo stesso range di sensazioni. E’ grazie allo stampo che sentiamo, vediamo, gustiamo, annusiamo… ed è grazie all’acqua di cui siamo composti, che conserviamo memorie.

Nonostante pensiate di essere il corpo, grazie all’ illusione generata dal sistema dei cinque sensi, perchè il corpo funzioni, c’è bisogno di una coscienza, di quel “qualcosa consapevole” che sappia di essere, di esistere. Senza questo “qualcosa”, non ci sarebbe un testimone delle sensazioni prodotte dai cinque sensi, anzi, non ci sarebbe nessun senso e nessun corpo.

Quindi, quando dico che il corpo non può sentire dolore, dico una Verità assoluta, è quel “qualcosa di consapevole” che sente il dolore.

Nella coscienza, i pensieri vorticano, cioè seguono traiettorie spiraleggianti e la loro velocità di vorticazione, è in funzione dell’Attenzione che un pensiero ottiene. Poca “attenzione”, poca velocità. Se il pensiero ha poca velocità (attira poca attenzione), anche l’impatto sui cinque sensi è minore e minori sono le sensazioni (azioni sui sensi).

Per questo è importante che capiate la rete dei “tre fuochi d’attenzione”.

Supponiamo che abbiate un tumore, quale è il fuoco d’attenzione che vortica più velocemente? Quello centrale! È quello che vi porta ad una risposta sensoriale legata al cervello rettile di sopravvivenza, al “combatti o fuggi”.

La volete una spiegazione sui tumori? Sono solo una protezione contro un vortice di pensieri.

Cioè, continuate a fare lo stesso vortice di pensieri, immaginate un foglio di carta su cui tracciate una riga con una matita, dopo un paio di secondi decidete che la riga non si vede bene e ci ripassate sopra con la matita, dopo un altro paio di secondi, decidete che la riga non si vede abbastanza bene e la ripassate ancora, poi ancora e cosi via: che succede se proseguite? Il foglio si lacera!

Per proteggervi da questo fenomeno il vostro sistema ci mette sopra una “protezione”, una crescita di tessuto… Azz…

Sfiga vuole, che per la medicina scientifica questo sia da togliere, anzi da togliere subito, pena la morte!

Seconda accelerazione inflitta al “fuoco d’attenzione” centrale, che aumenta la sua vorticazione. Tutto cosi, fino a rendere cosi densa la ragnatela mentale da far decidere quel “qualcosa consapevole”, che non ha scampo.

A questo punto il rifiuto di prestare attenzione alla ragnatela mentale si traduce nell’atto di sospendere ogni attenzione… tunnel di luce, senso di liberazione… Morte? No, non c’è nessuna morte, non è contemplata, quello che accade è la rinuncia a quel pasticcio nella coscienza mentale, essa resetta il tutto, come in  un lavaggio.

Cosa c’è dopo?

Quello che c’era prima! Non esistendo una morte fisica e non essendo prevista una morte spirituale, tutto rimane come era prima, nel senso che quel “qualcosa di consapevole”  diventa parte del “mondo psichico”.

Rappresenta una coscienza mentale, un tentativo non riuscito di elevare di scala la Consapevolezza.

Di Franco Remondina

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