LA SQUOLA

 

sQuola

Di Franco Remondina  (dodicesima.com)

La scuola… poi dite che ce l’ho con tutti…

Eh che diamine, non avete fratellini/sorelline, figli, nipoti che vanno a scuola?

Ora, ci sono anche qui i dati… mannaggialoro…

I nostri, fratellini/sorelline, figli, nipoti, sono quelli “in ostaggio permanente”… Secondo i dati http://www.dionidream.com/troppe-ore-scuola-italia/

Il risultato di questo “sequestro mentale” è l’automizzazione, cioè i bambini/ragazzi/uomini vengono robotizzati mentalmente.

Lo studio protratto induce rifiuto mentale e cosi ottieni prostrazione invece che entusiasmo.

Inoltre ci sono dinamiche “massificanti”, cioè nella scuola il “merito” viene visto come “demerito”.

Cosa significa? Che la voglia di conoscere, sapere, mettere a frutto la capacità di sintesi logica è visto negativamente.

Lo studio DEVE essere mnemonico, “a pappagallo”, cioè la lezione la devi ripetere con le parole del libro.

Qui la faccenda è interessante: è perchè in questo modo verrebbe incrementato il lessico dello studente o è perchè l’insegnante di turno  ha sviluppato l’incapacità di tradurre e capire egli stesso ciò che insegna?

Una “scuola” o l’attuale “squola”?

La metodologia dello sfinimento nozionale, porta ad un problema ulteriore: la qualità delle nozioni acquisite rispetto alle informazioni acquisibili.

È questo il nodo dell’insegnamento: l’essenziale o il superfluo?

Il superfluo !

Se prendi un libro di testo di qualsivoglia materia tecnico-scientifica, ti accorgi di una cosa: il libro è fatto per non farti capire.

Prendiamo un testo di matematica? Dopo la dimostrazione di un teorema, in genere seguono due-tre esempi di esercizi… Non ti chiederanno MAI quegli esercizi!

Il compito in classe sarà su altre particolarità del teorema. E’ questa l’impostazione che la nostra classe di insegnanti ha adottato: tu non capisci e io invece si! Uno scontro.

I libri di testo, se volessero portare comprensione dovrebbero riportare tutte le possibilità, tutti gli esercizi già risolti. Cosi, con una sorta di retroingegneria, anche i compiti sarebbero facilitati, ci sarebbe lo stimolo a comprendere il “come”, naturalmente questo porterebbe gli studenti a chiedere, a fare domande ulteriori… Minchia Johnny… gli insegnanti, saprebbero rispondere?

È questo!

Il problema è questo, assunti per concorso, questi sono scazzati di loro stessi, se ci si mettono anche gli studenti a rompere con le loro domande…

Così, li massacrano di compiti (che non correggono), nei quali le domande sono: quanti peli aveva Napoleone sul culo?

Ecco, gli attuali studenti sanno questo, sanno quanti erano i peli sul culo di Napoleone… Chi fosse Napoleone, cosa-dove-come -quando e perché, non viene chiesto e non serve, quindi…

Ho visto laureati che non sanno le tabelline in tv… di che cazzo di scuola, pardon squola parliamo?

Di Franco Remondina (Dodicesima.com)

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